Itinerario Religioso

Religioso_30x30Le motivazioni che spingono le persone alla visita di luoghi sacri non sono propriamente turistiche, legate alla conoscenza del patrimonio storico e artistico, sia in senso esplicito, per l’interesse che rivestono i diversi elementi di questo enorme patrimonio diffuso, sia per la considerazione del luogo sacro come “oggetto” stesso del turismo culturale. In questo contesto bisogna inserire il segmento specifico del pellegrinaggio che cerca l’incontro spirituale con il luogo sacro, è ispirato alla fede e alla profonda devozione con quanto è Divino e si inserisce sul mercato turistico con specifiche caratteristiche.
L’itinerario religioso che si propone parte da San Pietro in Amantea ricco di luoghi di culto particolarmente significativi.
La chiesa più antica del paese aperta al culto è dedicata alla Madonna delle Grazie. Non si hanno date certe ma alcuni storici individuano la costruzione tra il 1400 e il 1500. Ogni anno, dal 23 giugno al 2 luglio si celebra la festa in onore della Madonna delle Grazie. La devozione alla Vergine ha origini antichissime e si perde nel tempo. Il pellegrinaggio che si svolge verso la Chiesa è una delle espressioni più antiche della religiosità popolare e si compie perché la Chiesa è sorta in seguito all’apparizione della Madonna. Gli anziani hanno tramandato il racconto di un giovane pastorello muto che all’interno di una stalla, vide una Madonna che gli disse di togliere gli animali perché quella era casa sua e di dire alla gente che erigessero, in suo onore, una Chiesa, proprio sul posto dove si trovava la stalla. Il pastorello, recatosi dal padrone, incominciò miracolosamente a parlare e raccontò l’accaduto. Il padrone gridò al miracolo e si recò nella stalla con altri sampietresi. Entrati, videro, dipinta sul muro, l’immagine della Madonna. Con l’apparizione del dipinto, la fede verso la Vergine crebbe a dismisura e i sampietresi eressero la Chiesa nel punto esatto dove sorgeva la stalla. All’interno della Chiesa si trova la bellissima statua raffigurante la Madonna delle Grazie, con Gesù Bambino tenuto in braccio che sul palmo della mano sinistra sostiene un globo, mentre con l’altra accarezza il mento di Lei con viso e sguardo tenero proiettata verso il cielo.
La statua in legno massiccio di scuola napoletana, fu donata alla Chiesa da Donna Livia Russo. La nobildonna nel 1576 fu colta dalla peste e, per trovare guarigione si portò a San Pietro e chiese la guarigione alla Madonna. Guarì e, come segno di riconoscimento, donò alla Chiesa la statua che ancora oggi, da allora, viene portata in processione. La Chiesa nel 1908 venne interdetta al culto, a causa del terremoto che la rese inagibile, il rosario e le preghiere venivano recitate in una baracca di legno costruita sul posto esatto dove ora sorge la casa municipale, in Piazza IV Novembre e la campana era appesa al ramo di un albero. Il 2 Luglio, giorno della festa, tutto il paese è abbellito a festa, con bellissime luminarie, la sera si svolge la processione con la Statua della Madonna, che indossa un lungo manto celeste, un indumento significativo, importante per i fedeli a cui tengono molto. I balconi, vengono rivestiti con coperte, le più belle che si possiedono e il passaggio della Vergine viene accolto da una pioggia di petali di rose.
Al rientro in chiesa si celebra la Santa Messa. La popolazione del paese, pur essendo diminuita, il giorno della festa aumenta a dismisura.
Alla conclusione della festa religiosa, fantastici fuochi pirotecnici salutano la Vergine che rientra in Chiesa, la festa si conclude in Piazza IV Novembre.
Si raccontano molti miracoli operati dalla Vergine uno in particolare viene ricordato ogni anno. Il 6 maggio di tanti anni fa non pioveva da molti mesi e il raccolto dei campi era quasi distrutto. I fedeli si rivolsero alla Madonna e portarono la statua in processione nei campi cantando e pregando quando in località Calopera, un lampo squarciò il cielo azzurro, seguì un tuono fragoroso che fece sussultare la gente. Il cielo si oscurò e dopo pochi minuti una pioggia benefica incominciò a cadere lentamente per tutta la giornata. Da quel giorno ogni 6 maggio si celebra una festa votiva molto sentita dalla popolazione.
Il Santo patrono di San Pietro in Amantea è San Bartolomeo Apostolo, la festa si svolge il 23 e 24 agosto. La chiesa fu costruita all’inizio del 1920. Il Santo Martire è raffigurato vestito da una lunga tunica con in mano un coltello e ha il braccio destro lacerato, simbolo del martirio. La statua è nella chiesa parrocchiale nuova a lui dedicata. La festa è molto antica e si conclude d’estate perché tutti i migranti e i turisti ritornano al proprio lavoro. Anticamente questi erano i giorni della fiera degli animali, si acquistavano soprattutto maiali e asini, oltre ai ferri di lavoro. Il giorno 23 davanti alla chiesa si fanno i giochi popolari: la pignata, la gara dei sacchi, il tiro alla fune e il gioco degli spaghetti. A sera si fa la sagra dei cullurialli, ciambelle fatte con patate, farina, lievito e sale, e fritte in olio bollente. Il giorno 24 dopo la celebrazione della Santa Messa si fa la processione della statua per le vie del paese, dai balconi le donne, in onore del Santo, mettono i tumaschi, bellissime coperte ricamate. La festa continua con canti e danze di gruppi folkloristici nel piazzale antistante la chiesa, con la riffa e i fuochi pirotecnici fino a notte inoltrata.
Il 24 Luglio si tiene la festa di Sant’Elia profeta nella contrada omonima vicina al paese. I devoti vi si recano in pellegrinaggio a piedi fino alla chiesetta che ospita il Santo.
La statua è di piccole dimensioni è raffigura il Santo con il saio e un mantello. Nella processione il Santo va per i campi infatti è invocato come protettore dei campi e nei periodi di siccità. E’ tradizione che durante la festa si preparano tavoli imbanditi di carne di ogni tipo.
Nella contrada Gallo il 29 settembre si festeggia San Michele Arcangelo, la chiesa che ospita il Santo è di piccole dimensioni, così pure la statua che lo raffigura, un piccolo angelo che schiaccia il diavolo. La statua si porta in processione e poi torna in chiesa. La festa continua con le caratteristiche della sagra popolare per tradizione si uccidono i maiali, si prepara lo spezzatino, le salsicce e la carne alla brace.
Dal territorio di San Pietro ci si sposta ad Amantea per visitare la chiesa di San Bernardino da Siena. La chiesa, risalente alla prima metà del Quattrocento è dichiarata monumento nazionale, è affiancata da un altro luogo di culto più piccolo un tempo sede dell’arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, l’oratorio dei Nobili, e dal convento dei frati minori osservanti, fondato nel 1436 e nuovamente occupato dai frati a partire dal 1995, dopo la loro ultima partenza dall’edificio avvenuta nel 1861.
Nel Quattrocento il convento fu oggetto di alcune visite illustri: infatti vi soggiornarono San Francesco di Paola, il minore osservante cosentino padre Antonio Scozzetta, morto ad Amantea in odor di santità, il vicario generale dei minori osservanti Pietro di Napoli ed il duca di Calabria Alfonso II di Napoli.
Il chiostro del convento è a pianta quadrangolare, delimitato per tre lati da arcate ogivali rette da pilastri a sezione quadrangolare in arenaria, e per il quarto verso la chiesa ad arcate a tutto sesto su pilastri a sezione circolare di stile aragonese. Lo studioso Alessandro Tedesco nota come gli archivolti posti agli angoli del chiostro siano arricchiti da capitelli con motivi vegetali “di indiscutibile ispirazione classica”.
Il convento è stato ristrutturato completamente negli anni novanta, in occasione del ritorno dei minori osservanti nel 1995: nel corso dei lavori, sono venute alla luce numerose testimonianze archeologiche che sono state rese visibili attraverso una copertura a pannelli di vetro sul pavimento del piano terra. Sono venute alla luce infatti murature e una fitta rete di canalizzazioni appartenenti probabilmente all’antico convento preesistente a quello dei minori osservanti.
Giovanni Battista Saggio nacque il 6 gennaio 1650 a Longobardi, piccolo centro della costa tirrenica, da Fulvio Saggio, contadino, e da Aurelia Pizzini, filatrice. Primo di cinque figli, fu seguito da Antonio e Domenica, gemelli, Muzio e Nicola.
Venne battezzato con il nome di Giovanni Battista Clemente il 10 gennaio. La sua fu una famiglia semplice e povera, e per le ristrettezze economiche poté frequentare la scuola solo da religioso per imparare a leggere
Ricevuta la cresima il 3 maggio 1668 si aggregò ai Minimi come terziario presso la chiesa dell’Assunta detta di San Francesco anche se proseguì il suo lavoro di contadino fino a circa vent’anni. D’animo nobile e gentile edificava tutti con la sua testimonianza di laico cristiano e di lavoratore e con il suo carattere riusciva ad accattivarsi la simpatia di tanti. Manifestò il desiderio di entrare nei Minimi, sulle orme di san Francesco di Paola.
Nicola da Longobardi, al secolo Giovanni Battista Saggio morì a Roma, 3 febbraio 1709, fu beatificato da papa Pio VI nel 1786, ed è stato proclamato Santo da Papa Francesco il 23 novembre 2014. A Longobardi Marina c’è una chiesa a lui intitolata, che ogni anno lo celebra il 10 agosto. Il miracolo per la Canonizzazione avvenne il 1938 a favore di un muratore di Longobardi caduto da una impalcatura molto alta e rimasto miracolosamente illeso.
Il culto di San Francesco di Paola, nato nella piccola cittadina cosentina nel 1416 e ritiratosi giovanissimo in eremitaggio per vivere l’esperienza ascetica, autore di numerosi miracoli, è una vera e propria gara di affetto. Al suo Santuario, che si presenta con una navata centrale ed una laterale dove si trovano numerose cappelle, tra cui la Cappella delle Reliquie, corrispondente alla chiesetta che egli stesso edificò per accogliere i primi visitatori, e dove nell’atrio antistante vi è l’ingresso che porta alle grotte in cui il Santo visse, accorrono centinaia di migliaia di fedeli in ogni periodo dell’anno. Si comincia il primo venerdì di gennaio con la pratica dei 13 venerdì che sono di preparazione alla festa del 2 aprile.
Le funzioni solenni programmate per i primi di maggio (periodo che ne ricorda la canonizzazione) sono: l’accensione della lampada votiva che viene fatta il 2 maggio, a cui partecipano a turno tre comuni della regione offrendo l’olio che alimenta la lampada collocata nella cappella delle reliquie del Santo, la benedizione del mare, la processione con il busto del Santo che avviene il giorno 4 e che va dal Santuario sino al mare lungo le strade della città toccando luoghi simbolo come la Stazione ferroviaria, il carcere e l’ospedale. Suggestiva è la processione del mantello che viene trasportato a bordo di una barca da Cetraro a Paola seguita da natanti sia civili che della marina militare.
Per le celebrazioni del V centenario della morte di San Francesco, avvenuta a Tours in Francia nel 1507, è stato costituito in data 19 Aprile 2005 il Comitato Nazionale con il compito di informare, grazie ad un sito internet, con chiarezza e rapidità circa le iniziative da esso organizzate. Per un itinerario culturale si segnala che nella località di Campora San Giovanni, frazione di Amantea, andrebbe localizzata la Antica Temesa, mentre Clampetia sarebbe collocabile nella piana di Amantea, l’unico sinus della costa tirrenica cosentina.
Clampetia era un’antica città greca, situata sulla costa meridionale del Mar Tirreno, nell’attuale Cosentino.
Non è chiara l’esatta collocazione dell’abitato: la Tabula Peuntigeriana posiziona Clampetia 40 miglia romane a sud di Cirellae e 10 miglia a nord di Temesa. In tal caso sarebbe sorta sul litorale tra Fiumefreddo Bruzio e San Lucido, dove effettivamente sono affiorati dei resti antichi; ma tradizionalmente Clampetia viene identificata nel territorio di Amantea, almeno 10 chilometri più a sud.
Le antiche fonti letterarie parlano di un “Sinus Clampetinus”, orograficamente inavvertibilie, ora come allora, nella zona di Fiumefreddo Bruzio che ha una costa rettilinea e senza rade possibili. Altrettanto può dirsi di San Lucido. Se si osserva la stessa xilografia del Pacichelli, si comprende che tutta l’area di Amantea tra i promontori di Acquicella e Coreca corrisponde esattamente ad un sinus non riscontrabile né a nord, né a sud di tale area.
Percorrendo la Valle degli Ulivi, o Valle del Silenzio, si arriva all’Antiquarium di Serra d’Aiello che è stato inaugurato nel maggio del 2007, ed è situato nell’area periferica del borgo cosentino.
Il Museo Archeologico Temesa nasce all’interno di un territorio che presenta uno scenario ricco, molteplice, legato al mito, dall’Odissea di Omero alla leggenda del demone Alybas.
Custodisce oggi una ricca esposizione di testimonianze provenienti dal territorio, facente parte della ricerca archeologica di Temesa, compreso tra il fiume Oliva e il fiume Savuto.
Grazie alle nuove ricerche iniziate nel 2002, il Museo vanta oggi di considerevoli esposizioni, come le sepolture provenienti da località Chiane di Serra d’Aiello, un’importantissima necropoli della Prima età del Ferro (IX-VIII sec. a.C.), con i loro corredi ceramici e metallici, tra le quali ricordiamo la tomba 6, della cosiddetta “Principessa di Temesa”, con un corredo funerario che testimonia contatti culturali con l’area etrusca.
Considerevole anche l’esposizione sulle sepolture di epoca arcaica (VI-VI sec. a.C.) provenienti da Campora San Giovanni, sull’edificio sacro di Imbelli e, ancora, sull’abitato italico di Cozzo Piano Grande, dove è stata indagata una fattoria brettia di IV sec. a.C.