Itinerario Naturalistico

Trekking_30x30L’escursionismo si basa sul camminare in un territorio, sia lungo percorsi attrezzati, che liberamente, al di fuori di percorsi fissi.
Se per molto tempo è stato ampiamente ignorato e sottovalutato, oggi l’escursionismo è considerato una vera risorsa per lo sviluppo locale. Questa pratica, ormai largamente diffusa presso la popolazione di tutti i paesi europei, si è evoluta, trasformandosi da attività ricreativa informale a vera e propria disciplina turistica in grado di generare importanti ricadute economiche a livello locale. Inizialmente, l’escursionismo pedestre veniva praticato da piccoli gruppi di persone, per lo più abitanti delle città, organizzati in club o associazioni, i quali avevano trasformato i sentieri di campagna in luoghi di svago senza confini. Unica regola: il piacere di camminare in libertà percorrendo quei sentieri che sembravano condannati a scomparire a poco a poco a causa dell’evoluzione delle pratiche agricole e dell’economia rurale. Con il passare del tempo il numero degli addetti al settore è cresciuto ed alcune attività ricreative, fino a quel momento poco o per nulla commerciali, sono entrate nel novero delle attività turistiche a pieno titolo. Oggi, che si tratti di famiglie, di singoli o di gruppi di amici, milioni di persone percorrono i sentieri pedestri orientandosi con cartine e guide, lungo itinerari debitamente segnalati.
Infatti, il turista-escursionista non fruisce semplicemente di un sentiero segnalato ma “consuma” tutta una regione, con i suoi paesaggi e la sua identità, gli itinerari più adatti, i servizi e l’ospitalità che caratterizzano la qualità della sua permanenza sul posto, prima, durante e dopo il soggiorno.
Questo itinerario permette di trascorrere dei giorni alla scoperta delle risorse naturali e paesaggistiche.
San Pietro in Amantea ha la piazza principale caratterizzata da una fontana monumentale situata sotto le fronde di una quercia secolare. Nei suoi boschi circostanti si raccolgono pregiatissimi funghi. Si possono fare inoltre percorsi di trekking.
Il territorio amanteano è solcato da diversi fiumi o torrenti provenienti dalla Catena Costiera dell’entroterra: tutti sono a carattere torrentizio. Possono dunque raggiungere anche una grande portata d’acqua in inverno ma in estate appaiono inesorabilmente in secca.
I corsi d’acqua sono dunque, partendo da nord in direzione sud spostandosi lungo la costa tirrenica:
Fiume Verre, corso d’acqua originato da Monte Cocuzzo (1541 m s.l.m.) che scende per circa sette chilometri scavando una vallata attraverso i comuni di Lago e Belmonte Calabro. Per le sue sponde, che segnano il confine tra i comuni di Amantea e Belmonte, è stata proposta dal WWF locale l’istituzione di una riserva regionale protetta visto il loro grande interesse naturalistico.
Fiume Catocastro, corso d’acqua originato da Monte Cocuzzo (1541 m s.l.m.) che scende per circa nove chilometri scavando una vallata attraverso il comune di Lago. Scorre parallelamente alla Strada Provinciale 278 Cosenza-Amantea.
Torrente Santa Maria, corso d’acqua a carattere torrentizio che attraversando la parte bassa della città con la sua foce delimita il Lungomare.
Torrente Colongi, corso d’acqua che scorre delimitando il limite meridionale estremo dell’abitato di Amantea. Conosciuto per le sconcertanti imprese di Marylou Ianni, sulla cui vita sarà girato un film burlesco.
Fiume Oliva, nasce sul monte Scudiero sulla Catena Costiera nei pressi di Potame. Sfocia, dopo 18 km, nel Mar Tirreno nella omonima frazione (Oliva) poco più a nord di Campora San Giovanni.
Torrente Torbido che delimita il confine tra la provincia di Cosenza e Catanzaro

Ad Amantea, lungo il pendio che dal fondo di valle Colongi sale fino alla sommità della “Timpa Longa” (450 m slm), da fine giugno a metà luglio avviene la grande fioritura dell’origano. Alcuni sentieri consentono di percorrere l’ampio tratto di collina raccogliendo la profumatissima spezia e ammirando la vallata a sud-est della criniera e la conca di Amantea ad nord-ovest.
La collaborazione di esperti del territorio, che tale raccolta fanno da sempre, consente uscite di raccolta che in seguito, dopo l’essiccazione, saranno distribuite nei classici mazzetti ai partecipanti. Nella zona è presenta una straordinaria specie di farfalla che nel periodo facilmente può essere avvistata

Monte Cocuzzo è un monte di 1541 metri dell’Appennino meridionale, in provincia di Cosenza. Si tratta di una delle vette più alte della Catena Costiera. Cocuzzo viene dal latino Cacutium, che a sua volta deriva dal greco antico κακός κύτος (kakos kytos), cioè “cattiva pietra” o “cattiva cavità”, il che farebbe pensare ad una origine vulcanica confermata anche dalla forma conica. Tuttavia, secondo le tesi prevalenti, suffragate dalle caratteristiche geomorfologiche del terreno e delle rocce, la montagna è di formazione dolomitica, quindi non è un vulcano spento.
Monte Cocuzzo si trova nel territorio di Mendicino e confina a sud con i comuni di Lago e Belmonte Calabro e a ovest con i comuni di Longobardi e Fiumefreddo Bruzio.
Il Monte Cucuzzo costituisce una vera e propria isola ecologica. Nell’area di studio interessata l’elemento paesaggistico dominante è rappresentato dalle faggete, che si alternano alle cerrete a seconda dell’esposizione, fin da quote che si aggirano intorno ai 500-600 m s.l.m.; ciò è possibile perchè questi monti hanno una decorrenza parallela al Mar Tirreno ed ortogonale alle correnti di aria umida che li fanno funzionare come un gigantesco condensatore. Infatti è una delle zone più piovose della Calabria ed è anche interessata da un regime di nebbie estremamente caratteristico. Il sottobosco è ricco di specie nemorali come il Caglio odoroso (Galinum odoratum), le anemoni Hepatica nobilis e Anemone apennina, ed alcune orchidee come il Nido d’uccello (Neottia nidusavis). E’ possibile trovare nella faggeta ceduata anche il Nocciolo (Corylus avellana) ed un acero endemico dell’Italia meridionale: Acer lobelii. Un’altra formazione forestale è quella dell’Abete bianco (Abies alba). Le zone di rupe annoverano una flora vascolare interessante.
Per quanto riguarda la fauna, la Catena Costiera riveste notevole importanza, in quanto può essere considerata come “corridoio faunistico” per varie specie, come ad esempio il Lupo (Canis lupus). Un’altra specie nota è il Riccio europeo occidentale (Erinaceus europaeus). Sono presenti anche numerose specie di roditori come il Ghiro (Myoxus glis), il Moscardino (Muscardinus avellananrius) ed il Quercino (Elyomis quercinus); lo Scoiattolo (Sciurus vulgaris meridionalis) è una specie segnalata solo recentemente. Il clima umido del sito favorisce anche la sopravvivenza di molte specie di anfibi, presenti in questa zona con popolazioni numerose, specialmente se confrontate con quelle presenti nel nord Italia. La specie più conosciuta, oltre ad essere quella numericamente più consistente è la Rana verde (Pelophylax hispanicus), poi Rana dalmatina e Rana italica. Sono presenti anche la Salamandra gialla e nera (Salamandra salamandra), il Tritone italiano (Lissotriton italicus) e la Salamandrina dagli occhiali (Salamandrina terdigitata). Tra i rettili ricordiamo la Luscengola (Chalcides chalcides) e l’Orbettino (Anguis fragilis). Un altro elemento importante per la definizione dell’interesse della zona del Monte Cucuzzo è rappresentato dai rapaci: tra quelli diurni i più diffusi sono la Poiana (Buteo buteo), il Gheppio (Falco tinnunculus) ed il Falco pellegrino (Falco peregrinus ; tra quelli notturni troviamo l’Allocco (Strix aluco) ed il Barbagianni (Tyto alba). Questi animali dipendono spesso da particolari habitat ed hanno bisogno di territori molto estesi e ricchi di fauna per poter cacciare le loro prede; quindi la loro presenza, insieme a quella di altri animali al vertice della catena alimentare, costituisce un efficace indicatore ecologico della zona presa in esame.

Trekking a monte Cocuzzo
L’Escursione guidata, è organizzata dall’associazione ambientalista “Living Nature”, in collaborazione con il Comune e la Proloco di Belmonte Calabro (Cosenza) ed il CAI sezione Cosenza, con possibilità di campeggiare ai piedi del monte.
Tratto alto percorso CAI 815 Drogone de Beaumont (lunghezza 12 km circa); Sentiero di tipo escursionistico: E;
Si parte dalla pineta collocata in località Casiline e l’arrivo è previsto alla sorgente della Sicamina. Durante il tragitto si passa dalla sorgente del Fiume Veri, da “Pietra del Corvo” e dal Parco Geologico Regionale del Monte Cocuzzo risalendo verso la cima del monte, collocata a 1541 m sul livello del mare; da qui la visione delle “rocce magiche” di Cocuzzo.
Longobardi ex casale di Fiumefreddo Bruzio è un piccolo borgo situato in collina, dal quale si gode una spettacolare vista su Stromboli. Sulle alture circostanti, oltre ad una pineta attrezzata per passeggiate e picnic, per gli appassionati, è possibile fare anche lunghe passeggiate a cavallo, tra boschi di pini secolari e felci.
Guardia Piemontese, altamente pano-ramica, con un bel centro storico e case in pietra, chiusa ancora in parte da mura di cinta e nota per la particolarità dei costumi degli abitanti e per la loro lingua, l’occitanico. Infatti, Guardia fu fondata da profughi valdesi provenienti dal Piemonte che hanno mantenuto vivi i loro costumi e la lingua.
Rimangono i resti di un Castello, mentre all’ingresso dell’abitato un’antica porta ribattezzata “Porta del Sangue” testimonia la strage dei Valdesi di Guardia, perpetrata nel 1560 dagli uomini del cardinale Ghislieri. Per gli appassionati, è possibile effettuare passeggiate lungo i sentieri e i boschi delle montagne circostanti.