Un borgo con vista sul mare

San Pietro in Amantea è un comune di 505 abitanti della provincia di Cosenza. E’ situato a circa 375 m. sul livello del mare, dista dal capoluogo (Cosenza) 40 km e dalla costa tirrenica (Amantea) circa 7 Km. Ha un territorio di 10,99 Km quadrati e confina con i comuni di Amantea, Aiello Calabro, Belmonte Calabro, Lago e Serra D’Aiello. Oltre allo storico centro urbano comprende alcuni nuclei di case sparse e sobborghi significativi: Gallo, Scala, Giardini, Tuvolo, Froffa, S. Elia, Conocchia, Muschicella, Muglicelle, Colopera, Sciolle, S. Caterina, S. Maria e Petrone.
A Nord guarda il monte Cucuzzo (mt. 1541), a sud mira il colle S. Caterina, a levante il monte Ripostelle ed a ponente i colli Savutano o Rava ed il Canolo impediscono un’ampia panoramica vista sul mare.
Ci sono venti da tutti i quadranti, ma è prevalente quello proveniente da nord. Della tramontana si dice: o tri jorni o na simana (o tre giorni o una settimana). Il paese, sorse dal ritiro degli abitanti di Nepetia (città costiera del Mar Tirreno) sui monti circostanti, nell’anno 846, in seguito all’invasione Araba. Casale di Amantea fino dal 1630, subì l’assedio durante l’invasione francese del 1807. I provvedimenti legislativi adottati dai francesi prevedevano la riforma dell’amministrazione comunale per cui in seguito al decreto del 4 maggio 1811, il nome di San Pietro d’Amantea mutò in San Pietro in Amantea, dove per “in” si intendeva vicino. Dal Luglio 1928 allo stesso mese del 1937 San Pietro in Amantea viene aggregato al comune di Amantea non più come casale ma come frazione. Dopo tale data ha acquistato la sua autonomia amministrativa che mantiene tutt’oggi. E’ probabile, comunque, che l’origine del nome sia legato alla religiosità e alla grande influenza che la Chiesa ebbe nel passato del territorio. La carenza di fonti lascia sempre nel dubbio e nella perplessità, non è noto come il paese porti il nome di un Santo che non è patrono ne tanto meno si festeggia. Il Santo patrono del paese è San Bartolomeo Apostolo, titolo dedicato al Santo quando agli inizi del 1500 il principe del tempo Ravaschieri, fece erigere una chiesa molto grande considerata tra le migliori del comprensorio, dedicata a San Bartolomeo, che d’allora divenne patrono del paese. Oggi è chiamata “Chiesa vecchia” perché fatta in parte demolire dopo il terremoto del 7-8 settembre 1905, e da allora mai più adibita al culto. Collegato dalla variante ss. 278 che congiunge Amantea a Lago, San Pietro oggi è un paese montano che si sta spopolando, a causa della forte emigrazione iniziata fin dal periodo fascista, prima verso gli Stati Uniti e, caduto il fascismo verso i paesi europei e il Nord Italia. L’emigrazione di oggi si può definire interna perché ha spostato i sampietresi verso Amantea e le zone costiere. Sono tre le piazze principali del paese: “Piazza IV Novembre”, “Piazzetta Margherita” e “Piazza P. Mancini”.
Posto al centro di Piazza IV Novembre un imponente albero monumentale (platano orientale) denominato dai cittadini del posto “U Chjiuppu” è il fiore all’occhiello di questo piccolo caratteristico paese dell’Appennino costiero Paolano. Nella stessa Piazza si trova una bellissima fontana antica chiamata “u zu Tittu” realizzata nel 1900, oggi è posizionata all’ingresso della Piazza. Al centro della stessa Piazza si trova il monumento ai caduti delle guerre, costruito con pietre carsiche, le lapidi riportano i nomi dei soldati caduti nelle guerre mondiali. Altro luogo importante per i Sampietresi sono le fontane “di quattro canali” con due vasche pubbliche costruite nel 1898, anticamente usate dalle donne del luogo per lavare i panni. Il luogo, dopo anni di abbandono, è stato riqualificato ed adattato ad area pic-nic e nelle vasche vengono allevate bellissime trote. Quattro sono i luoghi di preghiera aperti al culto, la Chiesa della Madonna delle Grazie, la Chiesa Parrocchiale di San Bartolomeo Apostolo, la caratteristica Chiesetta di Sant’Elia nell’omonima contrada e quella di San Michele nella contrada Gallo. Le feste religiose che oggi persistono, sono percepite dalla comunità, non solo come significato e valore individuale, ma rappresentano momenti di coesione e di solidarietà sociale.